Articoli di giugno 2015

Youtubers: un male necessario o evitabile?

Migliaia di youtubers alla ricerca del successo

 Secondo il noto semiologo/filosofo/scrittore, Umberto Eco, “I social networks hanno dato la parola a legioni d’imbecilli“… Come smentirlo? Basti pensare ai video realizzati dalla youtuber romana Martina Dell’Ombra, un escalation di luoghi comuni e puttanate, che ti fa chiedere se si è sotto l’effetto inconsapevole di qualche acido. C’è anche chi si convince che sia tutto costruito a tavolino e i video siano una parodia di un certo qualunquismo italico. Sta di fatto, però, che a me, personalmente, tali video non suscitano nessuna risata, ma solo tanto fastidio.

Così la maggior parte dei video presenti su Youtube, almeno quelli italiani. Non ne capisco il senso. Mi sembrano solo un vaniloquio di chiacchiere, senza capo né coda; un gioco a chi la spara più grossa, tanto per far parlare di sé; un voler sembrare a tutti i costi simpatici, ricorrendo a parolacce, rutti, peti e quant’altro, come nella migliore tradizione cinepanettoniana che si ricordi.

Migliaia di youtubers alla ricerca del successo

Youtubers: un male necessario o evitabile?

Forse, però, il più grande problema di questi video è che si somigliano tutti, salvo qualche rara eccezione: i ragazzi e le ragazze che li girano e caricano, prediligono, incautamente, il genere parodico, cadendo però nel grottesco spinto. Trovo che nessuno tra questi youtubers sia particolarmente bravo o abbia quel guizzo creativo capace di farti rimanere incollato al computer. Tutti raccontano una storia che, però, non avendo un canovaccio dietro, segue semplicemente il flusso di coscienza di chi la racconta, il quale, perdendosi in un mare di chiacchiere, annoia dopo cinque minuti dall’inizio della sua visione. Eppure, un seguito c’è. Ma da chi è composto?

Prevalentemente teenagers, che s’identificano in persone poco più grandi di loro. Agli adulti non interessa sapere su come non rimorchiare una ragazza o un ragazzo, a meno che gli adulti in questione non siano madre e padre e vogliano sapere perché il figlio è incollato al computer per la metà del tempo che passa a casa. Cosa che, magari, dopo la visione di uno dei suddetti video, rimane comunque un mistero. Ma, i giovani hanno bisogno di figure di riferimento e, quindi, poco importa se nella società 2.0 siano Leonardo De Carli o i Panpers o Favij. E’ il web, bellezza! Un web capace di creare mostri, con la personalità del mio pesce rosso e senza talento.

Ma come dicevo qualche eccezione c’è: come altro definire The Pills, The Jackal, Nirkiop o Yotobi, se non come youtubers una spanna sopra tutti gli altri, capaci di farti sorridere, ma di gusto?!? Ce ne fossero di youtubers così…

In fin dei conti, una soluzione a questo dilagante problema ci sarebbe: basterebbe educare i propri figli (ma anche se stessi) a un sapiente utilizzo di Internet, smettendo di regalare visualizzazioni a simili “artisti”. Anche perché così facendo, gli state dando i vostri soldi, oltre che il vostro tempo. Qualora poi non dovesse bastare non guardarli più, che gli si vieti l’utilizzo di videocamere o webcam. Ma questa è un’utopia e tale rimarrà nei secoli avvenire.

Gabriele Fortuna

Che ci vorrà mai? Allora fattelo da solo

Furia e rabbia, ecco cosa può portare la risposta 'che ci vorrà mai?' per un lavoro di impegno e sacrificio

E’ una sensazione estremamente frustrante quella che può capitare, specialmente se sei alle prime armi o hai a che fare con qualcuno non di competenza, quando le persone sottovalutano il tuo lavoro: magari in un lavoro per cui hai sudato tanto, ti sei impegnato, ti sei sacrificato e hai investito tempo e/o denaro, ecco che una volta terminato ti ritrovi davanti qualcuno che ti dice ‘me lo puoi rifare daccapo? Che ci vorrà mai?’. In questi casi, meglio non immaginare le conseguenze.

Furia e rabbia, ecco cosa può portare la risposta 'che ci vorrà mai?' per un lavoro di impegno e sacrificio

E’ una sciocchezzuola, che ci vorrà mai?

Quante volte ti sei sentito dire frasi come ‘puoi rifarmi questo daccapo?/puoi lavorarmi un’altra volta gratis?/puoi sistemarmi questo? CHE CI VORRA’ MAI a farlo?‘ ? Se ti sei fatto le ossa, o magari hai svolto diversi lavori, frasi come queste le avrai sentite innumerevoli volte, e per innumerevoli volte la tua reazione sarà stata sicuramente quella di provare rabbia, frustrazione, nonchè la delusione più totale, avendo capito che il tuo sforzo non è stato ripagato ma sminuito. Ciò che è certo, è che la persona che ti ha richiesto quel lavoro non sa assolutamente nulla di esso e quindi di come si svolga.

Facile sparare sentenze senza conoscere le cose, facile parlare senza sapere il lavoro che c’è dietro: specialmente se ti stai ‘giocando’ un posto di lavoro, ti stai impegnando gratis o per pochi spiccioli e stai facendo di tutto per farti valere, una risposta del genere può essere devastante. Come detto nella presentazione di FUNemployment, l’essere disoccupati ma anche l’essere schiavizzati, sfruttati e malpagati porta a conseguenze di una gravità non indifferente che possono andare spesso ben oltre il contesto lavorativo.

Sottovalutare il lavoro altrui è grande motivo di frustrazione

Spesso accetti tutto, anche gratis, per farti un nome, per esperienza, ma chi te lo fa fare? Lo fai perchè non sai che pesci pigliare, perchè sai che se non stai alle regole del tuo capo, o del tuo cliente, rischi di perdere una commissione o proprio un posto di lavoro. Ma ricorda sempre che la dignità tua e del tuo lavoro sono al primo posto e sono quindi imprescindibili da ogni cosa.

Che ci vorrà mai a sistemare due cose?? Che ci vorrà mai a rifare tutto daccapo??‘ Con frasi del genere anche la persona più calma prima o poi perde la pazienza: la tua è preziosa, quindi NON SPRECARLA con chi non se lo merita e non da’ il giusto valore al tuo lavoro!

Volontariato si? Volontariato no?

Fare volontariato, conta davvero?

Negli ultimi giorni, in particolare, un argomento sta infiammando la carta stampata e online: il volontariato. Discussioni sono esplose a seguito delle dichiarazioni pronunciate dal rapper Lorenzo Cherubini (a.k.a Jovanotti) che, partecipando a un incontro con gli studenti di Scienze Sociali dell’Università di Firenze, quindi sollecitato dalla domanda riguardante le possibilità di trovare impiego nel settore culturale al giorno d’oggi, ha invitato i giovani a lavorare come volontari, anche al fine di arricchire la propria esperienza, non solo lavorativa, ma anche personale.

Ora, lungi da me dal voler fare un comizio politico, cercherò di fare luce su tale attività e, magari, capire se vale la pena o no intraprenderla.

Fare volontariato, conta davvero?

VOLONTARIATO SI? VOLONTARIATO NO?

Anzitutto, chiariamo cosa s’intende per volontariato.

La pagina Wikipedia relativa a questa nozione riporta come essa sia un’attività di aiuto/sostegno messa in atto da soggetti privati e associazioni, generalmente non a scopo di lucro, per varie ragioni, che possono essere d’altruismo o interessi civici (per interessi civici, intendo anche attività di stampo culturale, per cui si presta il proprio aiuto a ONG o associazioni atte alla promozione e diffusione dell’arte nel mondo).

E Jovanotti faceva riferimento proprio alla cultura, quindi nulla a che vedere con lo scaricare le casse di frutta al mercato o lo stendere la malta sui muri nei cantieri. Peccato che riportasse l’esempio sbagliato, parlando di giovani incontrati nei festival dove aveva cantato, che lavoravano non riportando alcun compenso. Fattibilissimo, se non fosse che i biglietti dei festival in questione si pagano, e pure tanto. Perché quindi lavorare gratis a un qualcosa che genera profitti che basterebbero a coprire non solo i costi d’allestimento ma anche la manovalanza? Allora che la cultura non si paghi, garantendo lo stipendio a certi e negandolo ad altri. Scarichiamo la musica gratis ed entriamo ai concerti senza passare per i tornelli… Che ne dici, Jovanò?

E’ chiaro quindi che non esistono solo associazioni nate inseguendo uno scopo no profit, ma anche associazioni che s’approfit, nascondendosi dietro la bella facciata dell’esperienza.

Sicuramente, fare volontariato significa aggiungere un quid in più alla propria vita. E per quid intendo entrare in contatto con determinati mondi, allargare la propria cerchia di amici; inoltre, fa anche curriculum.

Divenite volontari, sceglietevi un tema che vi stia particolarmente a cuore, essendo però certi di potervi dedicare le proprie forze e risorse. Comunque, prima d’iniziare a lavorare (perché sempre di lavoro si tratta), informatevi sulla credibilità dell’azienda. Diffidate sempre, soprattutto se l’esperienza non l’avete. Il tempo è veramente prezioso, quindi spendiamolo bene, servendo ideali per cui valga veramente la pena rinunciare a un compenso!

Gabriele Fortuna

Dubsmash vs. My Idol – Quale l’app migliore?

Scontro tra app, Dubsmash contro My Idol

In principio fu Dubsmash… Poi venne My Idol

Come in una partita a Risiko, oggi sembra giocarsi uno scontro tra queste due app e, quindi, tra le due società di esse produttrici: la prima tedesca, la seconda cinese. Ma di cosa trattano le app in questione? I giornalisti hanno parlato di “video-selfie“. Io, invece, direi “Tutti possono avere i loro quindici secondi di celebrità“.

Entrambe sono basate sulla riproduzione di un video dalla breve durata in cui si mettono in mostra le proprie abilità doppiatrici/danzanti. Volente o nolente, destinataria è la nostra cerchia di amici interattivi, i quali sono costretti a veder riempite le proprie bacheche social da novelli pole dancers o mimi in erba.
Non essendoci prove da superare o un record da battere, l’unico obiettivo sembra essere quello della condivisione, oltre al cazzeggio totale. Più la propria rete è grande, più c’è la possibilità di diventare virali.

Ma, l’ipervelocità a cui corre Internet non perdona, quindi non si fa in tempo a decretare un vincitore, che già un altro scalpita per prenderne il posto. Finora, almeno per quanto riguarda Dubsmash, è una torinese di diciannove anni, tal Carlotta Minutillo, a detenere la fascia di colei che, grazie a un video-collage con i suoi doppiaggi migliori, ha collezionato il più alto numero di visualizzazioni sul proprio canale Youtube (buono o cattivo segno?).

Scontro tra app, Dubsmash contro My Idol

Andiamo comunque ad analizzare nel dettaglio le due famigerate app, vedendone i pro e i contro.

Dubsmash vs. My Idol – Quale l’app migliore?

Dubsmash

✓ Servizio gratuito
✓ Interfaccia semplice
✓ Molteplici suoni suddivisi in categorie
✓ +10 lingue d’uso, tra cui l’Italiano, l’Inglese, il Francese, il Tedesco
✓ Possibilità di applicare filtri o parti di testo per rendere più accattivante l’immagine
✓ Condivisione sui principali social e servizi di instant messaging, quali Whatsapp, Messenger
✓ Interazione tra gli utenti
✓ Canali personali tramite i quali essere aggiornati sulle ultime novità dell’app, quali Tumblr, Facebook o Youtube

✗ Dimensioni pesanti (25 MG ca.)
✗ Lentezza nel caricamento dei video
✗ Stanchezza nel generare contenuti

My Idol

✓ Servizio gratuito
✓ Interfaccia intuitiva
✓ Creazione di un avatar sulla base di un instaselfie o di un selfie precedentemente scattato ma mai usato
✓ Possibilità di migliorare l’avatar secondo il proprio gusto personale
✓ Diverse attività con cui misurarsi, dal canto alla pole dance
✓ Condivisione sui principali social, da Facebook a Instagram, passando per Twitter

✗ Solo due lingue d’uso (una è il cinese)
✗ Dimensioni, ma che dico pesanti…De più (79.5 MG!)
✗ Lentezza nel caricamento dei video
✗ Scaricabile solo dai possessori di Iphone e quindi sistema operativo IOS

Ora che siete a conoscenza di ciò che vi aspetta, non resta che scegliere quale delle due app risponde più alle vostre esigenze. Ma, soprattutto, sarete apprezzati o no dal favoloso popolo del Web? Attendiamo ansiosamente il responso.

Gabriele Fortuna

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