Che lo streaming sia con voi!

Lo streaming musicale e la nuova frontiera dell'intrattenimento online

Una sfida a tempo di musica è quella che sta vedendo coinvolti tre grandi piattaforme per lo streaming musicale (Spotify, Tidal, Apple Music), ognuna delle quali, a suo modo, cerca di accaparrarsi la maggior fetta di pubblico possibile. Vediamo dunque di sbrogliare il bandolo dell’intricata matassa che si è formata, identificando magari qual è il programma migliore tra quelli elencati.

Anzitutto, cosa s’intende per streaming? Wikipedia dice che si tratta di un flusso di dati audio (ma anche video) trasmessi da una sorgente a una o più destinazioni tramite una rete telematica. In parole povere, potete spararvi tutta la discografia degli Iron Maiden (vicini permettendo) grazie a un pc e a una connessione Internet.

Certo, fa strano pensare che fino a ieri per vedere il proprio cantante preferito cantare dal vivo era indispensabile recarsi nel luogo dove si sarebbe esibito, mentre oggi basta un click con il mouse per vedere il concerto, stando seduti comodamente su una poltrona. Non credete? Ma fa parte dell’evoluzione tecnologica che stiamo vivendo, giusta o sbagliata che sia.

Lo streaming musicale e la nuova frontiera dell'intrattenimento online

CHE LO STREAMING SIA CON VOI!

Quale è stato quindi il primo servizio di streaming a nascere e a dare l’input ad altre aziende affinché ne seguissero le orme? Che domande… Spotify. Dall’anno della sua nascita, nel 2008, ad oggi, l’azienda ha saputo attrarre a sé più di 60 milioni d’utenti, paganti o no. Estremamente facile da utilizzare, permette di scegliere tra milioni di brani per creare la propria libreria musicale. Due le alternative di fruizione tra cui scegliere: l’opzione free, per cui non si caccia un euro, ma che è piena zeppa di pubblicità e ti fa sentire la musica che vuole lei, e quella premium che, avrà anche il problema del costo, comunque irrisorio (10 € al mese), ma almeno non sfrutta il traffico dati, offrendo inoltre la possibilità di sentire l’audio in alta qualità. Alla fine, gli utenti sono tutti soddisfatti, gli artisti un po’ meno, sembra che infatti non vengano adeguatamente ricompensati.

E’ così che è nato (o per meglio dire, rinato) Tidal, servizio svedese di streaming acquistato dal rapper ed imprenditore Jay Z, che pensava di aver fiutato l’occasione per arricchirsi ancora di più, ma ha invece fatto un grosso buco nell’acqua. A un mese dalla sua nascita, infatti, Tidal sembra avere lo stesso ciclo di vita di una farfalla. A sfavore di Tidal, il prezzo veramente poco economico per divenire abbonati, che si è cercato di giustificare con l’alta qualità del suono e gli esclusivi contenuti offerti (se lallero). Ma, dal momento che gli utenti non c’hanno scritto in faccia Joe Condor, Tidal è stato solo visto come il cugino sfigato di Spotify, che si è confermato come un servizio impossibile d’abbattere.

Ma la storia non finisce qui: altri antagonisti stanno infatti facendo capolino, pronti a sferrare temibili attacchi per conquistare il primato in un mercato capace di far lievitare il conto in banca di chi ci scommette. Apple, un’azienda da sempre in prima linea nell’anticipare ciò che fa tendenza, ha deciso finalmente di puntare sullo streaming, lanciando un suo personale servizio che, alla modica cifra di 10 € (quanto Spotify insomma), offre contenuti audio, ma anche video, autoprodotti. Inoltre, rifacendosi in parte a Facebook, in parte a Myspace, gli artisti creano la propria bacheca, fatta di musica, video, foto e interagiscono così con l’universo circostante.

Si capisce da questa summa come la scelta in fatto di streaming sia veramente ardua: di fatti, molte persone tendono a prediligere ciò che è semplice e intuitivo. D’altro canto, è vero che tale mercato si sta aprendo a nuove prospettive, sempre più futuristiche.

E’ quindi presto per decretare una fine e un unico vincitore. Noi utenti ci possiamo solo augurare che il mercato non si saturi e che le aziende siano abbastanza sagge da non privilegiare la quantità, a scapito della qualità. Per il resto, che lo streaming sia con noi!

Gabriele Fortuna

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