Youtubers: un male necessario o evitabile?

Migliaia di youtubers alla ricerca del successo

 Secondo il noto semiologo/filosofo/scrittore, Umberto Eco, “I social networks hanno dato la parola a legioni d’imbecilli“… Come smentirlo? Basti pensare ai video realizzati dalla youtuber romana Martina Dell’Ombra, un escalation di luoghi comuni e puttanate, che ti fa chiedere se si è sotto l’effetto inconsapevole di qualche acido. C’è anche chi si convince che sia tutto costruito a tavolino e i video siano una parodia di un certo qualunquismo italico. Sta di fatto, però, che a me, personalmente, tali video non suscitano nessuna risata, ma solo tanto fastidio.

Così la maggior parte dei video presenti su Youtube, almeno quelli italiani. Non ne capisco il senso. Mi sembrano solo un vaniloquio di chiacchiere, senza capo né coda; un gioco a chi la spara più grossa, tanto per far parlare di sé; un voler sembrare a tutti i costi simpatici, ricorrendo a parolacce, rutti, peti e quant’altro, come nella migliore tradizione cinepanettoniana che si ricordi.

Migliaia di youtubers alla ricerca del successo

Youtubers: un male necessario o evitabile?

Forse, però, il più grande problema di questi video è che si somigliano tutti, salvo qualche rara eccezione: i ragazzi e le ragazze che li girano e caricano, prediligono, incautamente, il genere parodico, cadendo però nel grottesco spinto. Trovo che nessuno tra questi youtubers sia particolarmente bravo o abbia quel guizzo creativo capace di farti rimanere incollato al computer. Tutti raccontano una storia che, però, non avendo un canovaccio dietro, segue semplicemente il flusso di coscienza di chi la racconta, il quale, perdendosi in un mare di chiacchiere, annoia dopo cinque minuti dall’inizio della sua visione. Eppure, un seguito c’è. Ma da chi è composto?

Prevalentemente teenagers, che s’identificano in persone poco più grandi di loro. Agli adulti non interessa sapere su come non rimorchiare una ragazza o un ragazzo, a meno che gli adulti in questione non siano madre e padre e vogliano sapere perché il figlio è incollato al computer per la metà del tempo che passa a casa. Cosa che, magari, dopo la visione di uno dei suddetti video, rimane comunque un mistero. Ma, i giovani hanno bisogno di figure di riferimento e, quindi, poco importa se nella società 2.0 siano Leonardo De Carli o i Panpers o Favij. E’ il web, bellezza! Un web capace di creare mostri, con la personalità del mio pesce rosso e senza talento.

Ma come dicevo qualche eccezione c’è: come altro definire The Pills, The Jackal, Nirkiop o Yotobi, se non come youtubers una spanna sopra tutti gli altri, capaci di farti sorridere, ma di gusto?!? Ce ne fossero di youtubers così…

In fin dei conti, una soluzione a questo dilagante problema ci sarebbe: basterebbe educare i propri figli (ma anche se stessi) a un sapiente utilizzo di Internet, smettendo di regalare visualizzazioni a simili “artisti”. Anche perché così facendo, gli state dando i vostri soldi, oltre che il vostro tempo. Qualora poi non dovesse bastare non guardarli più, che gli si vieti l’utilizzo di videocamere o webcam. Ma questa è un’utopia e tale rimarrà nei secoli avvenire.

Gabriele Fortuna

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